Hai lasciato un commento su LinkedIn e non è successo niente? O peggio: hai scritto “ottimo spunto” e ti sei sentito un po’ vuoto subito dopo. Come quando applaudi a qualcosa che non hai capito davvero. Questo accade se non sai come commentare su LinkedIn.
Succede. E di solito la risposta che trovi online è: commenta di più, commenta prima di pubblicare, commenta nelle prime ore. Il problema è che quella risposta non risolve niente se non sai su chi stai commentando e cosa stai scrivendo.
In questo articolo proviamo a non partire dal quanti commenti fare, ma dal chi commentare. E poi passiamo al come.
Ma prima di continuare, se non mi conosci.
Sono Mario Pagani, consulente di digital marketing e formatore. Dal 2016 lavoro con professionisti, attività e imprenditori. Dal 2023 sono consulente certificato LinkedIn.
Se mi conosci sai che non ho mai promesso viralità o follower a raffica, ma sistemi sostenibili che si integrano con la realtà aziendale o la tua routine quotidiana.
Ho visto professionisti che commentavano da mesi senza risultati cambiare completamente il tipo di conversazioni che ricevevano, solo cambiando su chi mettevano la loro attenzione. Quello che segue è il metodo che ti invito a usare e provare.
Iniziamo.
Perché i tuoi commenti su LinkedIn non portano niente?
Molto spesso il problema non è che commenti male ma che commenti le persone sbagliate.
Su LinkedIn ci sono milioni di post ogni giorno. Se commenti quello che ti compare nel feed senza scegliere, stai lasciando che l’algoritmo decida per te chi è rilevante. E l’algoritmo non sa niente del tuo cliente ideale.
Il risultato che otterrai è della semplice visibilità generica, verso persone che non hanno niente a che fare con quello che fai. Qualche like di cortesia e nessuna conversazione che porti da qualche parte.
C’è un motivo in più per farlo con strategia, e in pochi lo considerano davvero.
Quando commenti un post, il tuo commento non è visibile solo all’autore. È visibile a tutta la sua rete. Se quel post sta girando bene, il tuo commento finisce davanti a centinaia di persone che ancora non ti conoscono.
E qui arriva la parte che sorprende: un commento ben scritto, su un post con buon engagement, può raccogliere più impressioni del post che pubblichi tu stesso. Questo non è un caso, stai sfruttando una visibilità già in movimento.
Per questo scegliere su chi commentare non è un dettaglio. Ma una variabile che fa tutta la differenza.
La soluzione quindi non è commentare di più ma commentare con intenzione, sulle persone giuste.
Vediamo chi sono.

Chi commentare su LinkedIn: le 5 categorie che contano davvero
Non devi commentare tutti, questo dovrebbe essere ben chiaro, ma non è sempre così.
Devi commentare le persone giuste ed ecco le categorie su cui ti invito a concentrarti:
1- Il tuo cliente ideale
Prima ancora che abbia bisogno di te, il tuo cliente ideale è già su LinkedIn. Legge, posta, commenta. Se cominci ad apparire nei suoi commenti con qualcosa di utile, non sei uno sconosciuto quando arriva il momento giusto. Sei già qualcuno che conosce.
Non si tratta di vendergli qualcosa nei commenti. Si tratta di essere presente nella sua conversazione professionale prima ancora che diventi un potenziale cliente.
2- Chi ha già la tua audience prima di te
È la categoria meno ovvia, ma spesso la più efficace.
Ti faccio un esempio concreto: sei un consulente di marketing per ristoratori.
Non commentare solo i ristoratori. Commenta anche i post dei fornitori di attrezzature da cucina, dei consulenti fiscali per il settore horeca, dei formatori del settore food.
Loro hanno già la fiducia delle persone che vuoi raggiungere.
Ti fai vedere nel posto giusto, senza cercare nessuno direttamente. La logica è semplice: entra nella conversazione dove il tuo cliente ideale è già presente, anche se quell’account non è il tuo cliente diretto.
3- Le voci autorevoli del tuo settore
Commentare i post di chi ha già autorevolezza nel tuo settore non è piaggeria. È associazione.
Chi ti legge lì comincia a collocarti in un contesto. Vale soprattutto se il tuo commento aggiunge qualcosa di concreto, non se scrivi “condivido pienamente”.
4- Chi ha già commentato i tuoi post
Questa è una relazione già avviata. Ignorarla è uno spreco.
Quando qualcuno commenta un tuo post, ha già fatto il primo passo. Seguire anche i loro contenuti e commentarli è il modo più naturale per trasformare un’interazione in una relazione continuativa.
5- Le nicchie complementari alla tua
Non i competitor diretti, ma chi lavora con lo stesso tipo di persona. Se sei un consulente LinkedIn per professionisti, le nicchie complementari sono coach, formatori, commerciali, consulenti HR. Audience simile, nessuna sovrapposizione diretta.
Commentare in queste nicchie ti mette davanti a persone che potrebbero avere bisogno di te, senza che tu debba cercarle attivamente.
Questa è una lista di pubblici su cui sicuramente mi concentrerei, ma ce ne sono molte altre in base al tuo pubblico, al tuo caso specifico e alla tua capacità di immaginazione e pensiero laterale, se trovi altre idee valide di gruppi di persone da commentare, aggiungile senza esitazione alla tua routine.
Come commentare su LinkedIn: commento morto vs commento vivo
Ok, ora siamo arrivati al punto in cui sai già chi commentare.
Ma adesso cosa scrivi nei commenti?
Esiste una differenza enorme tra un commento che non fa nulla e un commento che apre una conversazione. La chiamo la differenza tra commento morto e commento vivo.
I segnali di un commento morto
Sono facilissimi da riconoscere, perché li abbiamo scritti tutti almeno una volta:
- “Ottimo post”
- “Condivido”
- “Grazie per la condivisione”
- Un emoji solo, senza testo
- “Interessante, da approfondire”
Questi commenti non generano risposta, non fanno capire chi sei e non aprono niente.
Ancora peggio nell’algoritmo pesano poco e nelle relazioni non pesano niente.
Le 4 mosse di un commento vivo
Un commento vivo fa una cosa sola: genera una risposta. Per farlo, hai quattro strade.
- Aggiungi una prospettiva che mancava. Non ripetere quello che ha detto l’autore. Porta qualcosa che amplia o sfuma il punto di partenza.
- Racconta un’esperienza concreta. “Ho visto la stessa dinamica con un cliente che…” vale dieci volte più di “lo confermo”. Il concreto è credibile, l’astratto no.
- Fai una domanda vera. Non retorica, non compiacente. Una domanda che ti interessa davvero sapere, che invita l’autore a continuare la conversazione.
- Esprimi un disaccordo costruttivo. È la mossa più rischiosa, ma anche la più memorabile. Se fatta con rispetto e argomenti chiari, ti distingue in modo netto da chi commenta solo per compiacere.

L’algoritmo viene dopo
A questo punto devo dirti una cosa che va contro buona parte dei consigli che trovi su LinkedIn.
L’algoritmo premia i commenti che generano conversazione. È vero. Ma se cominci a commentare pensando all’algoritmo, prima o poi ti ritrovi a scrivere commenti vuoti per soddisfare una logica che cambia ogni sei mesi.
La domanda giusta da porsi non è “quanti commenti faccio?”.
Ma dovrebbe invece essere: questa persona è rilevante per me? Ho qualcosa di utile da aggiungere?
Se la risposta è sì a entrambe, commenta. L’algoritmo seguirà.
Se la risposta invece è no, allora salta. Il tempo che risparmi puoi usarlo per scrivere un commento che vale davvero.
Su LinkedIn, le relazioni autentiche funzionano meglio della visibilità generica. I commenti non fanno eccezione.
Il metodo pratico: costruisci la tua lista corta
La parte teorica è chiara. Adesso serve un sistema che regga nel tempo senza diventare un altro impegno impossibile da mantenere.
Il suggerimento è questo: costruisci una lista corta.
Scegli 10-15 persone tra le categorie che hai visto sopra: cliente ideale, chi ha già la tua audience, voci autorevoli del settore, nicchie complementari. Seguile su LinkedIn. Leggi quello che scrivono. Commenta quando hai qualcosa di concreto da aggiungere.
Io mi trovo molto bene fare questo creando dei feed personalizzati grazie ai filtri.

In pratica attivo il filtro posts, li ordino in modo da vedere prima i più recenti, e poi nel filtro “from member” inserisco tutte le persone di cui voglio seguire le pubblicazioni.
E quindi salvo tra i preferiti l’url di questa ricerca.
In questo modo ho un feed personalizzato, che mostra solo gli ultimi post pubblicati da una stretta cerchia di persone che desidero seguire.
E il bello è che lo posso richiamare quando voglio, leggere i post, e lasciare i commenti del caso, senza perdermi tra mille contenuti dispersivi.
Qui ti lascio un esempio reale di come appare una ricerca di questo tipo impostata sulle mie pubblicazioni (salvala e vieni a commentare, oppure modificala con i profilo che vorresti commentare).
Non è necessario farlo ogni giorno, anche se sarebbe consigliato.
Ricordati che è meglio avere una frequenza minima per farlo con continuità, sulle persone giuste. Piuttosto ch non avere una frequenza e restare muti e invisibili.
Questa lista non è fissa. Puoi aggiornarla nel tempo, togliere chi non è più rilevante, aggiungere nuovi profili interessanti. L’importante è che sia intenzionale, non casuale.
È meno spettacolare del “commenta 30 post al giorno prima di pubblicare”.
Ma è quello che costruisce relazioni reali su LinkedIn. E se vuoi approfondire come usare LinkedIn per generare richieste concrete, la strada parte sempre da qui: scegliere le persone giuste prima di tutto il resto.
Commentare su LinkedIn non è complicato. Diventa complicato quando lo trasformiamo in un rituale da seguire alla lettera invece di uno strumento da usare con testa.
Il punto di partenza è sempre il chi. Poi il come. Il resto, compreso l’algoritmo, viene da solo.
Se vuoi un metodo completo per usare LinkedIn con chiarezza, entra in Potenziale Lab e guarda Bussola è gratuito e ti aiuta a capire dove ti stai inceppando e come rimettere ordine alla tua presenza su LinkedIn.


